Il Progetto Educativo 2009-2012
La Comunità Capi del Campobasso 1 raccoglie nel presente progetto educativo i risultati di un lungo lavoro di analisi che ha coinvolto i ragazzi del gruppo, le loro famiglie e, ovviamente, i capi stessi. Vengono individuate una serie di carenze e, quindi, un certo numero di obiettivi che ci proponiamo di raggiungere al fine di incidere davvero sulla vita dei nostri ragazzi, sulla loro educazione, sul loro modo di essere e di agire. Riteniamo, tuttavia, necessario, al fine di essere davvero incisivi e concreti, sottolineare due aspetti importanti dell’essere capo che costituiscono le basi su cui costruire tutta la nostra azione:
L’essere testimoni e quindi coerenti con ciò che si dice, giacché la testimonianza è l’unica via per essere davvero efficaci e credibili come persone che pensano di poter “educare” altre persone.
L’essere competenti, perché la conoscenza del metodo è la prima cosa (la seconda è l’esperienza, ma questa non si può imparare) che ci fornisce gli strumenti per un servizio qualitativamente valido e quindi realmente efficace (perché la sola buona volontà non basta e perché non possiamo chiedere competenza ai ragazzi se ne manchiamo noi stessi).
Partendo da queste premesse, quindi, con l’aiuto del Signore ed ispirandoci ai Suoi insegnamenti intendiamo agire secondo questi ambiti di intervento:
Quartiere chi siamo, perché ci siamo, cosa facciamo
Posto che ancora solo una bassissima percentuale dei nostri ragazzi proviene dal quartiere in cui abbiamo la nostra sede e di cui vorremmo sentirci parte integrante, riconosciuta e concretamente attiva, ci impegniamo a porre in essere attività che coinvolgano il quartiere al fine di rappresentare un’alternativa possibile, appetibile e costruttiva, un punto di riferimento riconosciuto e stimolante. Intendiamo, a tale scopo, appoggiarci sui genitori dei pochi scouts provenienti dal quartiere che già fanno attività con noi collaborando con loro per trovare i “canali giusti” e le iniziative idonee al nostro scopo.
Inoltre la nostra comunità capi si propone di realizzare un’analisi sociologica del quartiere, al fine di comprendere in quale contesto ci troviamo a lavorare, per poter meglio rispondere alle esigenze dello stesso. Tale analisi si svilupperà in tre fasi principali:
Ricerca
Ricerca-azione
Verifica
Parrocchia – Fede la nostra guida, il nostro cammino di cristiani, il nostro modo di fare catechesi
Ribadita di nuovo l’esigenza di servirci di una guida spirituale al fine di indirizzare nel migliore dei modi la nostra azione educativa verso un cammino di Fede importante e duraturo, rileviamo nei ragazzi – con l’aumentare dell’età – una progressiva disaffezione allo strumento della preghiera, nonché alla vita sacramentale ed in generale alla nostra parrocchia. Ci impegniamo, quindi, a proporre da un lato, attività che stimolino i ragazzi alla ricerca di una dimensione spirituale più vera e “vissuta” – anche attraverso la frequenza dei corsi di avvicinamento ai sacramenti – dall’altro a far sì che la proposta di fede non costituisca un momento a se stante all’interno delle nostre attività , ma ne rappresenti, invece l’essenza, compenetrandosi con le altre proposte (il gioco, l’avventura, il servizio) in modo da fondersi in esse ed abituare i ragazzi a viverla come necessario presupposto dell’essere scout. A tal ultimo fine costituirà nostra speciale cura progettare e proporre le attività in modo che la componente catechetica non risulti distaccata e comunque autonoma rispetto al resto.
Ci proponiamo dunque come obiettivo di questo progetto educativo quello di portare la tipica spiritualità scout all’interno della parrocchia, credendo che essa ci identifichi e contraddistingua il nostro modo di essere scout cattolici. Per fare questo ci proponiamo tre tappe, che sono proprie del cammino scout:
Scoperta: della preghiera individuale, dei sacramenti, della propria fede e vocazione, nella convinzione che in ogni progetto il primo passo lo si compie partendo da se stessi.
Competenza: nella vera spiritualità scout, quella che ci contraddistingue da altri gruppi e modi di vivere da cristiani. In questo senso riscoprire anche quella che è la simbologia scout, nella convinzione che il simbolo sia spesso più importante della parola perché più diretto, riconoscibile e memorizzabile.
Responsabilità : portare all’esterno la nostra tipica spiritualità , essendone testimoni.
Famiglia  i nostri rapporti, gli incontri, la comunicazione e la condivisione
Rileviamo, nei nostri rapporti con le famiglie dei ragazzi, una costante difficoltà nello stabilire un rapporto diretto con loro con la conseguenza che, di fatto, la maggior parte dei genitori non conosce il nostro metodo educativo, i nostri programmi, il perché delle nostre azioni e delle nostre scelte. Ciò determina, ovviamente, uno scollamento tra quello che è il nostro input educativo e ciò che i ragazzi apprendono in casa e una mancanza di coordinamento e, se si vuole, coerenza educativa. Al fine di sopperire a questa mancanza intendiamo puntare su attività che coinvolgono i genitori - in specie i c.d. “incontri” – e che , soprattutto li rendano curiosi circa ciò che realmente siamo e facciamo (condividere con loro soprattutto il progetto educativo) in modo da porre le basi per un rapporto sinergico e costruttivo in cui la comunicazione e la condivisione costituiscano elementi fondamentali e, perciò imprescindibili.
Ci impegniamo dunque:
A coinvolgere i genitori nello scoutismo “passando” per i ragazzi, in quanto abbiamo rilevato che questo è l’unico modo, o comunque quello più efficace per attrarre la loro attenzione;
A coinvolgere i genitori anche nelle attività parrocchiali, sempre nell’ottica di arrivare a creare un coinvolgimento sinergico tra noi, i genitori e la parrocchia.
A creare la c.d. “Banca dei Mestieri” affinché sentendosi utili si sentano anche maggiormente coinvolti e interessati alla nostra proposta educativa
Scouting competenza, voglia di fare e fare in grande
La competenza, risulta ancora, il nostro punto debole. I ragazzi specie di branca R/S sembra abbiano dimenticato una buona fetta di quelle tecniche che fanno dello scoutismo un movimento decisamente fuori dagli schemi e, quindi, viene a ridursi quel elemento di originalità e stimolo che costituisce la nostra maggiore peculiarità . Ci proponiamo quindi, di “chiacchierare” meno e “fare” di più (…ma questo concetto lo riprenderemo ancora) puntando sulla continuità nell’utilizzo delle tecniche (in modo che i “grandi” non se ne dimentichino tanto presto), sull’essere maggiormente esigenti nell’individuazione delle prove per il conseguimento di specialità e brevetti (incentivando, a questo scopo, la partecipazione alle proposte provenienti dal nazionale), su una vita scout più improntata sul gioco, sull’avventura, sulla praticità e su attività che stimolino i ragazzi ad acquisire un sempre più elevato grado di competenze e li mettano, quindi, di fronte ai propri limiti fornendogli gli strumenti per riconoscerli e superarli. Ci proponiamo in tal senso:
Di porre una sempre maggiore attenzione alle specialitĂ , soprattutto a quelle che non sono sempre richieste o maggiormente conosciute.
Di essere maggiormente esigenti nel concedere specialitĂ e brevetti
Di trasmettere ai ragazzi il vero obiettivo delle specialità il quale fine è quello di diventare competenti per mettere a disposizione degli altri la propria competenza.
Di puntare maggiormente sul gioco e sulla vita all’aria aperta
Di far riscoprire le tecniche scout stimolando i più grandi alla conoscenza e competenza delle varie tecniche scout al fine di metterle a disposizione delle altre branche e dei più piccoli, nella convinzione che ciò possa incrementare lo spirito di servizio e anche lo spirito di gruppo.
Ragazzi  fare di più, chiacchierare di meno, sporchiamoci le mani, p.p.
Punto centrale della nostra azione sarà “fare di più, chiacchierare di meno”. Abbiamo riscontrato, nel nostro modo di vivere lo scoutismo, un certo abuso dei “bei discorsi”, degli strumenti di verifica e di riflessione a scapito, tuttavia, di quella concretezza nella proposta educativa che invece costituisce una grande attrattiva per i ragazzi. Questa esigenza di concretezza dovrà essere soddisfatta a più livelli: da un maggiore utilizzo del gioco e di esche avventurose, ad un approfondimento del senso vero del servizio (il piacere del donarsi) anche solo occasionale, sino a proporre attività che avvicinino ai problemi reali che affronta la nostra società . A quest’ultimo proposito, infatti, abbiamo riscontrato un certo distacco dei ragazzi dalla realtà in cui viviamo con una conseguente difficoltà a partecipare in modo attivo al mondo politico (n.b. non partitico), a “sporcarsi le mani” a stimolare l’impegno civico e il protagonismo giovanile nelle realtà locali di appartenenza nell’affermazione e nella diffusione di quei principi e valori di cui tanto parliamo e che diciamo di condividere. Intendiamo quindi stimolare la partecipazione attiva e costruttiva alle problematiche della vita sociale servendoci anche, per essere più appetibili, di tutte quelle tecnologie di cui oggi i ragazzi fanno ampio uso. Con tale punto intendiamo rifarci allo slogan nazionale della Capo guida e del Capo scout: “Ragazzi protagonisti oggi, cittadini consapevoli domani: l’avventura dell’educazione” che intende attuare una riflessione su cosa voglia dire oggi educare ad essere protagonisti e a diventare adulti impegnati e capaci di rendere viva e vitale la nostra Carta Costituzionale con i suoi principi troppe volte dimenticati o messi da parte e nello stesso tempo diventare testimoni credibili della nostra adesione al messaggio cristiano, con una particolare attenzione a quanto Paolo ci dice in tema di legge, giustizia e misericordia. Sembra forse scontato, infine, ribadire l’importanza, in tutto questo discorso, dello strumento della progressione personale, al fine di stabilire un rapporto diretto tra il capo, il ragazzo e l’intera comunità di cui fa parte, un rapporto in cui, appunto, si possa in concreto intraprendere un cammino e verificarlo con gli altri per se stessi e per gli altri.
Riassumendo questa comunitĂ si propone di:
riproporre il senso vero del servizio
stimolare la partecipazione alla vita sociale e al mondo politico
porre la dovuta attenzione alla P.P.
