L'omertà è il valore per cui si mantiene un atteggiamento di ostinato silenzio atto a non denunciare fatti e reati più o meno gravi di cui si viene direttamente, o indirettamente a conoscenza e la si commette celando l'identità di chi ha commesso un fatto o reato e comunque tacendo.
Fatta questa piccola premessa, non potevamo non scrivere nulla su tutto ciò che è capitato in questa estate, non potevamo tacere su ciò che oggi ci ha permesso di riprendere la nostra consueta avventura, non potevamo, erigendo un muro di omertà, non denunciare ciò che è successo, ma non lo abbiamo voluto fare affidandoci ad altri siti o giornali – sicuramente avremmo avuto una risonanza maggiore – ma semplicemente lo facciamo dal nostro sito web, gestito, curato, e forse letto, da noi e da qualche simpatizzante del Campobasso 1°.

Per comprendere come ci siamo sentiti l’8 di giugno basta citare questo piccolo salmo:

Non è un nemico che mi ha insultato:
l'avrei sopportato!
Non è uno che mi odia colui che mi ha diffamato:
l'avrei evitato!
Ma sei tu, mio caro compagno,
mio amico e confidente...!
Ormai si stende la mano
contro i propri amici,
si violano i patti.
Più untuosa del burro è la loro bocca,
ma nel cuore c'è la guerra!
Più fluenti dell'olio le loro parole,
eppure sono spade sguainate...
Ma io confido in te, Signore!
(SALMO 55, 13-14. 21-22. 24)

Ebbene si ci siamo sentiti come quando ti tradisce un amico, un fratello, come tanti Giulio Cesare pugnalati alle spalle.
Molti di noi 6 anni fa avevano della certezze ed oggi si ritrovano con molti dubbi, chi invece iniziò l’avventura a Don Bosco con qualche dubbio oggi ha sicuramente una certezza.
L’8 giugno, dopo aver ricevuto notizia che in 20gg (20gg per sgombrare e trovare locali alternativi) avremmo dovuto liberare la sede per far posto ad una scuola, lo scoramento affollava le nostre menti, questo non perché dovevamo far posto a dei bambini, anzi siamo ben lieti che oggi questi bambini abbiano una “scuola sicura”, ma perché di un progetto di cui gli interlocutori parlavano da oltre 7 mesi, nessuno aveva avuto la dignità di avvisare i diretti interessati: una comunità di 120 persone. E cosi senza porsi il minimo problema, continuando con una ipocrisia indescrivibile a far finta che nulla stesse accadendo, nascondendosi dietro l’offerta (un po’ tardiva?) di trovare per noi una sede (lo sapranno, poi, che cos’è, davvero, una sede?) con dei locali nelle vicinanze, ci veniva chiusa in faccia la porta più importante, quella della nostra Chiesa.
Non abbiamo fatto comizi, ne scritti articoli, non abbiamo fatto rumore ma in silenzio abbiamo tolto il disturbo, in fondo, qualcuno di noi diceva che anche Gesù fu rifiutato in un albergo e poi nacque in una grotta. Oggi, con mente fredda, possiamo tranquillamente dire che abbiamo subito un'ingiustizia, e se come dice qualcuno “il supremo male che possa capitare è commettere una ingiustizia”, noi non vorremmo né patirla né commetterla, ma, fra le due, preferiamo piuttosto patirla…, forse, ahi noi, qualcun altro non la pensa così.
Non nascondiamo che la voglia di abdicare, la voglia di dedicarci solamente alle nostre famiglie, di dedicarci a noi stessi, mossa da un sentimento di tradimento da parte di quella Chiesa che cerchiamo con tutti i nostri difetti di testimoniare, ci abbia più volte solleticato, però siamo conviti che noi siamo in questo mondo per servire e non per essere serviti e certi che per le cose in cui crediamo dobbiamo combattere dall’interno, riprendiamo il nostro cammino, convinti di fare la cosa migliore ringraziando Dio che ci dona la forza e la volontà di andare avanti in questa nuova avventura a San Pietro.

La Co. Ca. del Campobasso 1°